A dare l’annuncio della morte di Annalisa Cima, scrittrice, poetessa e pittrice, avvenuta venerdì 6 settembre, è il marito Friedrich Glombik. Riconosciuta come ultima musa del poeta Eugenio Montale e come sua erede artistica per essere la curatrice del “Diario postumo”, ultima raccolta del poeta ligure, si spegne a 78 anni.

Annalisa Cima, personaggio vicinissimo a Eugenio Montale, con il quale iniziò un’amicizia nel 1968, quando lei aveva ventisette anni e il poeta già settantadue. Tredici anni di un rapporto pregno di affetto, protezione e stima reciproca che solo la morte di costui interruppe. C’è chi affermava che Montale avesse scorto nella bella poetessa una sorta di proprio alter ego giovanile e che riversasse in Annalisa un sentimento quasi paterno. Dal canto suo, l’artista appena scomparsa rivedeva nella figura di Montale un riverbero dell’amatissimo nonno Francesco. Reciproca comprensione e grande affinità li legarono, tanto che Montale aveva affidato alla scrittrice una raccolta di componimenti da pubblicare in gruppi di sei, a partire da cinque anni dalla sua dipartita. Il primo gruppo di sei, più altre diciotto rinvenute dalla Cima, furono pubblicati nel 1986.

Annalisa Cima è stata anche oggetto di controversie e polemiche, legate al nome del filologo Dante Isella che aveva denunciato alcuni presunti falsi, di produzione dell’autrice, fatti passare per opera montaliana. La questione generò tre schieramenti: quella dei possibilisti, quella degli scettici e quella degli autenticisti. Oggi nuove prove filologiche danno ragione alla versione di Isella sui presunti falsi.

Ma al di là dell’esito di tale dibattito, al quale la Cima assistette silenziosamente, si ricorda il libro uscito dalla creatività di Annalisa Cima: “Terzo modo”, descritto da Montale come inquietante, forse per la sua profonda trasgressività. “Profilo di un autore: Eugenio Montale”, invece, è frutto della stretta collaborazione della Cima con Cesare Segre, e al suo interno figurano molte delle confidenze che l’autore faceva alla giovane amica. Alcuni esempi sono: il valore della donna nella sua poesia, l’importanza della moglie soprannominata Mosca, il fatto di aver scritto il suo ultimo libro quasi in pigiama, cambiando nettamente maniera di poetare rispetto alle prime raccolte, come “Ossi di seppia”.

Ricordata per l’eleganza dei costumi, per la sua preparazione culturale, l’amore per la musica, la maestria in pittura, la partecipazione alla vita culturale del suo tempo, Annalisa Cima resta l’ultima significativa interlocutrice montaliana. “La genesi”, “Immobilità” e “Terzo modo” sono i suoi capolavori.

 

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