Una sfida per superare la crisi della cultura. Dopo due anni di letargo forzato, il Museo Madre di Napoli riapre i battenti dell’arte contemporanea con la mostra “Sol LeWitt. L’artista e i suoi artisti”, a cura di Adachiara Zevi, ospitata in città fino al prossimo 1 aprile. Realizzata dalla Fondazione Donnaregina e patrocinata dalla Regione Campania,

l’esposizione nasce grazie alla collaborazione con la Fondazione Sol LeWitt di Chester nel Connecticut e in partnership con il Centre Pompidou di Metz, dove la retrospettiva sarà allestita subito dopo la tappa partenopea.Primo omaggio museale italiano reso a Sol LeWitt, l’esposizione, divisa in tre sezioni, si configura come un percorso alla scoperta dell’opera artistica, lunga quasi 50 anni, del grande maestro dellaricerca minimalista. Nucleo tematico della prima sezione sono 5 “Wall Drawings”, ossia caleidoscopici murales che rappresentano l’emblema identitario della poetica di LeWitt. Progettati dall’artista nel 2007, anno della sua scomparsa, le opere, mai realizzate prima, sono state riprodotte per l’occasione daun disegnatore specializzato inviato dalla LeWitt Foundation, coadiuvato da giovani artisti locali. 47 lavori, tra disegni, guaches e sculture, provenienti principalmente da collezioni private napoletane, compongono la seconda sezione. Queste opere, molte delle quali mai esposte al pubblico, coprono un arco temporale che va dagli esordi del ’68 fino ai giorni nostri: testimoniano l’assidua frequentazione della città partenopea da parte dell’artista che crescerà, nel corso degli anni ’80, quando si trasferirà con la famiglia a vivere per alcuni anni in Italia, a Spoleto. Altri lavori di LeWitt sono infatti visibili a Napoli al Museo di Capodimonte, presso la stazione della Metropolitana Materdei, a Città della Scienza e alla Fondazione Morra Greco. Da Kounellis a Boetti, da Paolini a Eva Hesse, da Steve Reich a Carl Andre, da Chia a Tirelli, da Merz fino al giapponese Yoshiiku e tanti altri ancora. Sono 95 le opere di famosi artisti contemporanei esposte nella terza parte della mostra, tratte dalla ricca collezione privata di LeWitt. Iniziata nel 1960, frutto di scambi con artisti, galleristi, ma soprattutto di acquisti, la raccolta è custodita oggi presso la Fondazione di Chester e annovera circa 4000 pezzi. Dall’arte concettuale europea e statunitense alla Pop art, dal Neoespressionismo alla Transavanguardia. Un vero e proprio viaggio alla scoperta della storia dell’arte internazionale del secondo dopoguerra attraverso la sensibilità di uno dei suoi più celebri protagonisti.
di Maria Serena Scafuri

 

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