Quali politiche mettere in campo per poter creare sviluppo produttivo e occupazione? Di questo e di un adeguamento normativo del nostro Paese conseguente ai mutamenti internazionali, si è discusso in un convegno al Maschio Angioino sul tema “Istituzioni: Camere di Commercio Estere”.

L’evento organizzato dall’”Associazione Italo Israeliana per il Mediterraneo”, si è tenuto lo scorso 4 marzo presso l’Anti Sala dei Baroni al Maschio Angioino. Introdotto dall’avv. Valeria Casizzone e moderato dal giornalista Alessio Gemma, le relazioni sono state tenute dalla dott.ssa Ornella Orlando, esperta sulle politiche comunitarie, dalla dott.ssa Angela Carnicella, esperta di politica e di istituzioni europee, dalla dott.ssa Marilena Nasti esperta dei processi di internazionalizzazione delle imprese. Ha concluso gli interventi e riassunto le opinioni emerse dal dibattito Marco Mansueto, presidente dell’associazione.

Le Camere di Commercio Estere come occasione di sviluppo imprenditoriale e di scambio commerciale con i paesi ad economia emergente e principalmente con Israele, è stato questo il filo conduttore di tutti gli interventi dei relatori. L’Associazione ha l’obiettivo appunto  di affiliare imprenditori e professionisti favorendo lo scambio commerciale delle eccellenze campane e meridionali verso mercati nuovi, trasformandosi con il tempo in una Camera di Commercio Estera. L’art. 22 della legge 29 dicembre 1993 n. 580 ha previsto che la denominazione “Camera di Commercio” può essere assunta, nel territorio nazionale, anche dalle associazioni cui partecipino enti ed imprese italiane e di altro Stato riconosciuto dallo Stato italiano, e che abbiano per scopo statutario la promozione dei rapporti economici fra i due Stati ed abbiano ottenuto l’iscrizione all’Albo.

Tali Camere sono associazioni di imprenditori e di professionisti, italiani e locali, riconosciute dallo Stato italiano con la legge del 1.7.1970 n. 518 e fanno parte degli Sportelli Italia all’estero che sono istituiti con legge 56 del 31/03/2005, e presenti nei paesi in cui è maggiore la presenza italiana. Esse realizzano iniziative tese a favorire la presenza delle imprese italiane ai mercati esteri, favorendo i contatti d’affari e svolgendo un’attività di informazione e comunicazione. Con il decreto ministeriale 15.2.2000, n. 96, il Ministero del Commercio con l’estero ha adottato il Regolamento delle Camere di Commercio estere il quale chiarisce che l’iscrizione all’Albo è condizione essenziale per l’utilizzo della denominazione “Camera di Commercio” ed introduce l’obbligo dell’abbandono della stessa denominazione in caso di revoca dell’iscrizione. Il decreto ha introdotto anche il principio della diffusione delle informazioni contenute nell’Albo, stabilendo che possono essere fornite a chiunque ne faccia richiesta. Nel corso degli interventi, sono state prese in esame le politiche che la Comunità Europea mette in campo per favorire la cooperazione con i paesi del Mediterraneo, vale a dire la politica europea di vicinato, nota con l’acronimo di Pev, e lo strumento finanziario di vicinato e partenariato, noto come Enpi. La politica europea di vicinato è indirizzata ai paesi confinanti  per mare e per terra verso Est e verso Sud. Questa politica, messa in campo nel 2003, ha l’obiettivo di costruire rapporti stretti con questi paesi a livello economico, politico, strategico e culturale, ed è stata concepita per impedire fratture di qualsiasi tipo, potenziando nel contempo le relazioni commerciali ed economiche. L’Enpi invece, è stato istituito con un regolamento comunitario del 2006 ha una dotazione finanziaria di 11 miliardi d euro per il periodo di programmazione 2007-2013, e promuove la cooperazione transnazionale d’integrazione con il finanziamento di progetti tendenti ad uno sviluppo economico e sociale più equo.

L’Enpi, a partire dal 2014 sarà sostituito dal nuovo programma Eni, strumento europeo di vicinato, che fornirà sostegno ai sedici paesi partner ad est e a sud delle frontiere dell’Unione Europee. Tale strumento continuerà come l’altro a finanziare programmi di cooperazione  tran frontalieri. Per ciò che riguarda i rapporti dell’UE con Israele, nel giugno del 2000 è stato firmato il primo “accordo di associazione” e nel 2005 è stato adottato il primo Piano d’Azione Ue-Israele per l’allargamento delle relazioni. Di sicuro, qualunque sia la politica e lo strumento da adottare, sulla capacità delle nostre imprese di essere presenti nei mercati dei paesi emergenti, si gioca il futuro economico e industriale dell’Europa e del nostro Paese.

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