“Noi rispettiamo e veneriamo chi è di nobile origine, ma chi è di natali oscuri, né lo rispettiamo, né l’onoriamo. In questo, ci comportiamo gli uni verso gli altri da barbari, poiché di natura tutti siamo assolutamente uguali, sia Greci che barbari. Basta osservare le necessità naturali proprie di tutti gli uomini (…) nessuno di noi può esser definito né come barbaro, né come greco. Tutti infatti respiriamo l’aria con la bocca e con le narici”. Antifonte di Ramnunte
Questo concetto rientra ormai a pieno titolo nelle cogitationes caecas come le amava definire il filosofo tedesco Leibniz altrimenti note, con meno enfasi, psittacismo.
La cronaca quotidiana delle vicende internazionali ci espone alla drammatica evidenza di intervenire, sul dramma di interi popoli, con scelte radicali e non procrastinabili in ragione dei valori con cui riempiremmo la nostra laica fede.
Valori che la pletora di politici nostrani e d’oltralpe ripete non perché vi creda veramente, (se la fede fosse autentica andrebbe testimoniata con le conseguenti azioni e opere virtuose), lo si fa soltanto perché gli esperti della PNL e della comunicazione hanno loro spiegato che ripetere pappagallescamente un concetto lo rende vero, quasi lo materializza; quasi che le parole si mutino e vengano percepite come azioni, da chi ascolta … in fondo nessuno della platea di passivi ascoltatori andrà mai a verificare se actiones sequitur verba … !
Leibeniz ha avuto il pregio di analizzare a fondo questo perverso strumento dialogico, concludendone che ripetere concetti senza esserne veramente consapevoli e senza averli debitamente analizzati nelle implicazioni pratiche, li rende parole vuote ed il linguaggio usato non è diverso da quello del pappagallo che ripete meccanicamente parole per lui senza significato, conseguentemente avallando una idea ben nota nell’antichità: “Ogni popolo ha il governo che si merita” (Aristotele)
Purtroppo quanti, nella pubblica opinione, pur appaiono severi censori nei riguardi dei politici … sono altrettanto magnanimi nell’assolversi dalla propria assenza di coscienza civica. Se è vero che il nuovo secolo è spoglio di ideologie è altrettanto e cinicamente vero il rovescio della medaglia: nessuna passione e nessun interesse per il bene comune alberga nella società attuale.
La conferma è nell’assoluta abulica indifferenza delle giovani generazioni, le uniche da cui si potrebbe sperare in un cambiamento, purtroppo senza idee in loro domina il modello di una società antitetica al modello dell’alveare ove la crescita del singolo dipende scambievolmente dalla crescita della collettività. Vince in loro, purtroppo anche sui valori essenziali, la logica del cuculo.
Il risultato di tutto ciò sta nelle citate parole di Antifonte, non siamo più in grado di vedere l’uomo nella sua universalità ma riusciamo a distinguere il migrante rifugiato bellico, da quello rifugiato politico ed ancora dal rifugiato economico; quasi che non vivessero tutti il nostro stesso bisogno … quello di respirare liberi.

di Vito Vincesilao

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