La particolare propensione naturale che l’Italia ha per il cibo, fa sì che il nostro Paese risulti tra i maggiori esponenti mondiali della cultura culinaria.

Questo primato, è merito innanzitutto della materia prima di qualità che le regioni italiane, nella loro peculiarità, riescono a mettere a disposizione, ma anche e soprattutto, ai rigidi controlli applicati sulle filiere alimentari, che vanno dalla fase di produzione alla tavola passando per la distribuzione, tra i punti più critici dell’intero processo.

Il sistema italiano di sicurezza degli alimenti, presenta protocolli d’impiego rigidi e fortemente selettivi.

I controlli sono pianificati su direttive e regolamenti dell’Unione Europea e sono strutturati secondo un modello “one health”, dove è esaltata la visione unitaria, di una sola salute, che passa per quella degli animali e arriva a quella dell’uomo.

Nell’ambito nazionale, il Ministero della Salute, con i servizi veterinari e le Asl, rappresentano gli organi di controllo che vigilano sul rispetto dei rigidi parametri della Sicurezza alimentare adottati dalle varie aziende.

Nel 2013 il Ministero della salute ha registrato più di 520mila controlli ufficiali da parte di servizi veterinari e servizi ispettivi delle Asl in aziende, punti vendita e ristorazione, più di 110.000 analisi di laboratorio per aspetti chimici e batteriologici.

Senza contare i controlli alle frontiere da parte degli uffici periferici del Ministero (fisici e documentali) che hanno riguardato complessivamente nel 2014 oltre 189 mila partite di alimenti di origine vegetale o animale.

I Carabinieri dei Nas nel 2014 hanno effettuato più di 38 mila ispezioni.

Leggendo questi dati ufficiali, forniti dal Ministero della Salute, è possibili capire il motivo per cui l’Italia risulta essere al primo posto nello scenario mondiale dell’alimentazione con i suoi inimitabili prodotti DOP, IGP e SGT e le sue certificazioni di qualità, come quella Kosher, che aprono in maniera decisa al mercato internazionale.

di Mosè Alise

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