Intervista al presidente di Federalberghi, Salvatore Naldi.

Napoli travolta nuovamente da eventi drammatici, che oltre a colpire cose e persone mettono in crisi la sua immagine. Durante le festività pasquali, Napoli affronta nuove e vecchie emergenze e si prepara ad accogliere i turisti che verranno a visitarla. Ad affrontare queste problematiche il presidente di Federalberghi, Salvatore Naldi. In carica ormai da tre anni, Salvatore Naldi è stato riconfermato per il ruolo di presidente di Federalberghi Napoli. “La città deve crescere – ha detto Naldi – abbiamo un bacino potenziale tra i più importanti al mondo. Nel 2012 abbiamo avvertito una leggera ripresa rispetto agli ultimi anni e non dobbiamo farci sfuggire le occasioni di rilancio che il 2013 ci propone”.

È arrivata la primavera e sono molto attesi a Napoli una serie di eventi, cosa si aspetta nei prossimi mesi in termini lavorativi e d’immagine della città?

«Chi lavora a Napoli punta molto sui grandi eventi. America’s Cup e Giro d’Italia sono un ottimo veicolo promozionale, ma bisogna ottimizzare la comunicazione per avere benefici anche in futuro. Un aspetto che purtroppo spesso non è curato in maniera adeguata».

È stato riconfermato come presidente di Federalberghi Napoli, tracci un bilancio di quanto è stato fatto in questi anni e delinei gli obiettivi futuri.

«È finito un triennio di presidenza di Federalberghi Napoli ricco di lavoro. Siamo già ripartiti per una seconda fase con l’obiettivo di essere uniti come categoria ed avere una voce sempre più forte sia nella sua fase operativa sul territorio sia nei confronti con le Istituzioni per far comprendere le esigenze di chi lavora per Napoli».

Volendo tirare le somme di questi primi mesi del 2013 come procede il settore turistico a Napoli?

«I primi mesi dell’anno sono sempre difficili e il 2013 non è stato diverso dal passato. Bisognerebbe destagionalizzare il turismo in città e, ad esempio, spostare le date di alcuni eventi programmandoli quando il tasso di occupazione è basso. Solo così potremo avere percentuali di occupazioni più omogenee nel corso dell’’intero anno».

C’è intesa con le Istituzioni cittadine sulle progettualità da mettere in campo per uscire dalla crisi e rilanciare l’immagine di Napoli?

«Con le Istituzioni abbiamo un confronto quasi quotidiano. In alcuni casi ci troviamo in sintonia come per alcune attività promozionali, in altri siamo in disaccordo, ma è comprensibile. L’importante è essere disponibili al dialogo e cercare di lavorare in sinergia con un obiettivo comune».

A Napoli si investe poco e male nel turismo congressuale, è uno dei settori poco sviluppati sul quale è possibile investire? Ci sono già progetti in cantiere?

«La tassa di soggiorno di sicuro non ha contribuito ad invogliare l’organizzazione di congressi in città. Città limitrofe, che non la adottano, sono diventate più appetibili. Speriamo almeno che quanto sarà incassato venga investito proprio nel mondo del turismo. Dobbiamo anche sfruttare meglio le risorse che abbiamo a disposizione come la Mostra D’Oltremare che, dopo aver fatto grandi investimenti, potrebbe essere la sede ideale per un convention bureau che manca da troppi anni in città».

Pensa che la Bmt possa portare un maggiore sviluppo al capoluogo partenopeo?

«È un appuntamento annuale importante che ha bisogno di un rilancio. Le fiere possono essere un ottimo traino per il turismo l’importante è organizzarle bene».

Cosa bisogna fare per poter intercettare determinati flussi turistici che non soggiornano a Napoli, ma al massimo la utilizzano come una tappa obbligata prima di partire verso le isole oppure la costiera?

«I dati recenti fanno comprendere che a Napoli il pernottamento medio è di circa 1,7 giorni. Una tappa piacevole, ma fatta solo per trasferirsi in altre città. E’ un’abitudine che si può cambiare solamente valorizzando e promuovendo, magari con un percorso protetto ad uso esclusivo dei turisti, il ricco patrimonio culturale e paesaggistico che la città ha da offrire».

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