Ricca di suggestioni e riferimenti che attraversano epoche e culture, nella scelta dei soggetti come in quella delle tecniche, la ricerca di Francesco Clemente si definisce come un punto di riferimento nella storia dell’arte contemporanea a livello internazionale.
Nato a Napoli dove inizia a dipingere da autodidatta, nei primi anni 60, Clemente si trasferisce a Roma dove stringe amicizie e contatti con alcuni tra i più grandi artisti del secondo novecento: da CY Twombly e Joseph Beuys a Luigi Ontani e Alighiero Boetti, con cui percorre a piedi l’Afghanistan.
La dimensione del viaggio assume un ruolo fondamentale nella sua poetica divenendo occasione per un attraversamento fisico, culturale, spirituale di realtà vicine e lontane, nel tempo come nello spazio, ognuna in grado di contribuire a suo modo all’articolarsi all’estetica dell’artista.
Nel 1979, Achille Bonito Oliva lo inserisce tra i protagonisti della Transavanguardia che insiste sul ritorno alla manialità del fare artistico e alla matericità dell’opera dopo la stagione concettuale.
In pieno clima post-moderno caratterizzato da eclettismo e citazionismo, Clemente intraprende un percorso personale entro il quale convergono esperienze e conoscenze provenienti dai suoi viaggi e dai suoi interessi culturali: avvalendosi di tecniche diverse, spesso ricavate da antiche tradizioni, l’artista contamina segni e simboli, prediligendo i temi del sesso e del sogno.
Le sue opere si presentano stratificate e dense di contenuti, superfici sulle quali si incontrano passato e presente, Oriente e Occidente, classicismo e contemporaneità, religione e mito, in un originale sincretismo della rappresentazione.
Come in molti dei suoi lavori, nei dipinti della serie Plays of power del 1989, due dei quali regalati al Museo Madre di Napoli dall’artista in occasione della sua mostra antologica, i riferimenti esotici dialogano con citazioni legate al territorio campano (rif. Museo MADRE).

Per vedere le opere di Francesco Clemente nella sua Napoli è d’obbligo visitare il Museo MADRE di Napoli, in via Settembrini.

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