Il Parco archeologico di Pompei non smette di stupire per le continue e innumerevoli scoperte di cui è teatro: anche quest’estate si segnala un ritrovamento prezioso e significativo all’interno di una casa pompeiana. Nello specifico, a ospitare il tesoro riportato alla luce è la Regio V, denominata anche “Casa del Giardino incantato”, un’altra delle sensazionali novità riesumate a Pompei nel corso del 2018. La Casa del Giardino è stata da subito descritta come un luogo enigmatico e di misteri dagli archeologi e dai restauratori che si sono occupati di questa riscoperta. A rendere la casa suggestiva e ammantata di interrogativi sono sicuramente l’edicola per il culto dei Lari (che fino a oggi risulta essere il larario più grande mai rinvenuto a Pompei), l’incantevole giardino con un’arula per le offerte, un’ara dipinta sul muro, l’enigmatico ritratto di uomo con la testa di cane. Chi fosse il proprietario della Casa del Giardino riaffiorata solo nel 2018 è ancora in dubbio; il direttore del sito archeologico di Pompei, Massimo Osanna, ha riferito che secondo le ipotesi più avvalorate la casa potrebbe essere appartenuta a un commerciante benestante, in grado di finanziare le sorprendenti pitture di animali coloratissimi (seducenti serpenti, un pavone, un cinghiale che combatte con due fiere dorate) che abbelliscono il giardino e lasciano senza fiato i visitatori.

Un anno dopo la sensazionale riemersione della casa pompeiana (tra l’altro ubicata vicino a una delle abitazioni più ricche, quella di Marco Lucio Frontone), un’altra riscoperta è stata portata alla luce dagli archeologi del Parco archeologico: uno scrigno di metallo e legno ricolmo di tesori. Che genere di tesori? Non i tradizionali ori indossati e custoditi dalle donne benestanti, dalle ricche padroni delle case pompeiane, ma oggettini femminili pregni di mistero. Amuleti, portafortuna, gemme, pietre di ogni tipo (dalle ametiste, alle ambre, ai cristalli). Ma anche falli, piccole campane, bamboline, teschi. Probabilmente oggetti che dovevano allontanare la malasorte e attirare la fortuna, come specifica il direttore del sito archeologico Massimo Osanna.

Morbide ambre, lucidi cristalli, ametiste. Ma anche bottoni in osso, delicate fayence, scarabei dell’oriente. A Pompei, come riportato da un’esclusiva dell’ANSA, nella Regio V, la Casa del Giardino restituisce un nuovo strabiliante tesoro: i resti di uno scrigno in legno e metallo colmo di gemme e di amuleti, dalle bamboline alle campanelle, e poi falli, pugni chiusi, persino un piccolo teschio. «Decine di portafortuna accanto ad altri oggetti ai quali si attribuiva il potere di scacciare la malasorte», anticipa all’ANSA il direttore del Parco Massimo Osanna.

Un altro fondamentale indizio su cui ci si basa per escludere il fatto che il tesoro appartenesse a una ricca padrona di casa è il fatto che lo scrigno sia stato rinvenuto in un ambiente di servizio e non nella camera da letto matronale. Niente ori, e un’ubicazione non canonica per oggetti femminili: tutto porta a pensare a tale stupefacente ritrovamento come a una sorta di tesoro di una strega. Le meraviglie che la città sepolta di Pompei ha custodito per secoli e riesumate solo nel 2019, sono state già ribattezzate ‘tesoro della fattucchiera’.

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