Una mostra per raccontare il rapporto tra l’uomo e la natura nell’antichità attraverso il mito: dopo l’esposizione presso il Palazzo Reale di Milano, “Mito e natura: dalla Grecia a Pompei” è approdata in Campania lo scorso 16 marzo. Due le location scelte per questo interessante allestimento: Pompei e il Museo Archeologico di Napoli. Negli scavi della rinomata città vesuviana per l’occasione sono state riaperte al pubblico sei domus (le case del Frutteto, di Marco Lucrezio, della Venere in conchiglia e di Loreio Tiburtino ed i praedia di Giulia Felice) con i rispettivi giardini le quali arricchiscono così il corpus di reperti presente in una struttura a forma di piramide predisposta al centro dell’Anfiteatro pompeiano.  Al MANN, invece, la mostra si completa con l’esibizione di grandi capolavori dell’arte greco-romana che toccano importanti temi: anzitutto, la concezione dell’aldilà per l’uomo del V secolo a.C. nell’illustrazione della lastra di chiusura della Tomba del Tuffatore di Paestum apposta all’ingresso del  Salone della Meridiana. Su numerosi vasi di produzione greca e magno-greca vengono, inoltre, illustrati episodi appartenenti a famosi cicli mitologici, sapientemente immersi dagli artisti antichi in contesti naturalistici: l’Ilioupersis, ovvero la distruzione di Troia, che su un hydria (recipiente per l’acqua) da Atene vede una palma, situata dietro la sagoma di Priamo, piegarsi a causa di un vento corrispondente all’impeto con cui Neottolemo, figlio di Achille, uccide il celebre re troiano. E ancora, la saga delle fatiche di Eracle, prototipo dell’uomo virtuoso ma al tempo stesso peccatore, di cui sovente viene proposta nell’artigianato ellenico l’ultima impresa, ovvero la conquista dei pomi del giardino delle Esperidi, che funge così da pretesto per rappresentare alberi di varia specie e curiosi animali come il serpente Ladone.

L’esposizione del MANN, oltre a bellissimi pezzi di argenteria come le tazze del tesoro ritrovato nella casa del Menandro  decorate con scene mitologiche o plastici ramoscelli d’ulivo, accoglie alcuni importanti documenti di pittura pompeiana: il “paradeisos” della Casa del Bracciale d’Oro, riproduzione fedele del giardino realmente presente al centro della domus dell’Insula Occidentalis; quadretti di III stile (la moda decorativa del tempo di Augusto che si protrasse sino a quasi la metà del I secolo d.C. in tutto il mondo romano) che raffigurano ora scenari bucolici e marittimi come il presunto porto di Puteoli ora battaglie epiche quali, ad esempio, lo scontro tra Ulisse ed i feroci Lestrigoni che trarrebbe spunto da un più grande modello scoperto in una grande domus sul colle Esquilino a Roma. A chiudere il percorso museale una scultura classicheggiante del dio Bacco, munito di tutti i suoi attributi: la coppa del vino, le foglie di vite ed i grappoli nascosti nella sua folta capigliatura che rappresentavano nell’immaginario romano una promessa di immortalità.

“Mito e natura” sarà visitabile a Pompei sino al 15 giugno mentre la sezione del MANN sarà aperta sino al 30 settembre.

di Angelo Zito

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