Perché ho deciso di dedicargli un libro ed educare i nemici e tanti finti moralisti a capire 
 “L’avvocato del D10S”!
La mia arringa finale, svolta nelle pagine del volume “L’avvocato del D10S” (Log editore) in difesa del Dio del calcio, affronterà i principali capi di imputazione che le tante giustizie autoconvocate gli hanno scagliato addosso.

Parleremo dei problemi che Diego ebbe con la giustizia ordinaria, con quella sportiva, con quella che la pubblica morale ha allestito apposta contro di lui; ma parleremo anche di problemi più leggeri, anche se non c’è mai niente di leggero nella di un uomo di tale immensità. Ovvero le contestazioni che anche dal punto di vista tecnico gli hanno opposto: se sia stato giusto segnare di mano, se fosse davvero il suo il gol più bello della storia, chi erano i suoi nemici sul terreno e che risposte Diego ha dato loro, fino alla domanda delle domande. Se sia stato o meno il giocatore più forte della storia del calcio.
Un libro non è soltanto il racconto di una storia, propria o altrui. A volte un libro è un documento, e in certi casi quel documento non è fatto di carta, ma di carne e sangue. Ecco, questo libro vuole essere la ricostruzione di una verità che frantumi le menzogne usate e diffuse per anni. Vuole essere la testimonianza di come il diritto, la giustizia, possano ancora imporsi se solo hanno motivi autentici per farsi strada, e se hanno tenacia sufficiente per non arrendersi.
Questo libro è un’arma di pace e di onestà, è lo strumento che intendo utilizzare perché tutti sappiano cosa si nasconde nelle pieghe malate della nostra burocrazia e quanta sofferenza ciò possa causare a uomini e donne a cui viene sottratto il diritto di condurre la propria normalissima vita. Questo libro vorrei che fosse tradotto in mille lingue, perché mi piacerebbe che la verità fosse una valanga inarrestabile, una valanga capace di travolgere tutti gli abusi dei burocrati ottusi e spietati di ogni angolo del mondo. Perché desidero con tutte le mie forze che la verità su un caso di rilevanza mondiale entrasse nelle case di tutti, soprattutto quelle dei semplici e dei perseguitati dell’intero pianeta. Vi parlerò dettagliatamente in queste pagine delle circostanze che hanno riguardato Diego Maradona. Circostanze note a molti, delle quali si parla da tantissimo.
Ve ne parlerò non solo per descriverlo, questo l’hanno già fatto altri abbondantemente. Ve ne parlerò semplicemente per spiegare qual è la verità dei fatti. Mi sono sforzato perché questo libro fosse tutto ciò che è necessario dire sulla sua vicenda. Voglio che queste pagine siano sostanza, siano materia concreta. Non dovranno servire ulteriori parole per entrare nei drammi personali vissuto da Diego, per comprendere quale e quanta sciagurata gestione della giustizia, da quella dei tribunali a quella umana, abbiano causato una gigantesca persecuzione a suo danno in, si può dire, ogni campo della sua vita, da quelli di erba a quelli domestici, dai terreni pubblici a quelli istituzionali. E infine per capire come sia stato possibile venirne fuori, perché Diego ne è venuto fuori.
Voglio che il mondo sappia. Spesso attorno alle storie dei grandi cade il silenzio. Un silenzio tragico che inghiotte le vite dei tanti torturati dalle ingiustizie. Attorno a Maradona questo ovviamente non poteva accadere, ma fate attenzione: anche il caos esploso per la sua vicenda è l’elemento necessario di una strategia. Del resto, se Diego è il più formidabile strumento di marketing del mondo, nessuno meglio di lui poteva fare da bersaglio. Il motivo vero è che nessuno più di lui era in grado di fornire quella gigantesca dose di pubblicità che a qualcuno occorreva. Per giunta, era tutta pubblicità già servita su un piatto, e senza alcun conto da pagare, pubblicità totalmente gratuita. Vedremo perché possa essere accaduto tutto ciò e vedremo come.
I risvolti delle disavventure, come quelle accadute a Maradona, sono almeno due. Da una parte c’è il prezzo che sei costretto a pagare per difenderti, intendo dire studi legali, ricorsi, tribunali, sentenze. Dall’altro c’è l’infamia che avverti sulla pelle. Puoi essere immune quanto vuoi, puoi sentirti innocente e dunque sinceramente sereno dentro, sereno con te stesso, ma questo non basta. Attorno hai un mondo che da quel giorno inevitabilmente impara a guardarti in modo diverso, che da quel momento sta pensando che in fondo non sei forse così pulito, che se un’accusa è stata mossa a tuo carico qualcosa di vero deve pure esserci. E forse c’è anche di peggio, c’è il disagio dei tuoi stessi dubbi e della tua stessa confusione. Il mondo ti sembrerà comunque ostile, perché spesso farai fatica a distinguere coloro che ti guardano con diffidenza da coloro che invece sono al tuo fianco. Vedete? Una vita può così inquinarsi, diventare torbida e insopportabile, solo perché da qualche parte c’è chi sta usando il modo di giudicare in modo criminoso.
Ci sono storie di presunta giustizia in cui il diritto è schiacciato, triturato, umiliato. Storie di presunta giustizia in cui il diritto viene imbavagliato e chiuso in uno stanzino. Ci sono storie in cui, se anche ci sentiamo parte di una democrazia, la parola “diritto” andrebbe evitata, non c’entra niente. Non c’entra perché c’è chi ha deciso di bandirlo, di escluderlo come fosse spazzatura da smaltire. Ci sono storie difficili anche da denunciare per come l’assurdo riesce ad avvolgerle e renderle incredibili. Sono storie di orrori quotidiani, che solo raramente qualcuno ha la forza di portare in pubblico, per mostrare la faccia oscura di un pezzo di giustizia malata, di quella cancrena che si nasconde tra le pieghe della burocrazia più spietata. Ci sono storie oscure, e per questo non le vediamo. Oscure perché qualcuno vuole le mani libere, e pretende che la pubblica opinione le ignori. Questa finta giustizia sa restare nell’ombra, e sa anche darsi un volto rassicurante e istituzionale tutte le volte in cui è costretta a mostrarsi.
Guai a chi un giorno ha la sventura di cascare in quella tenaglia. Una tenaglia che una volta si chiama Fifa, un’altra Equitalia, altre volte Ministero di grazia e giustizia, altre ancora bar sport, poi stampa, opinione pubblica, stadio, portieri gelosi, difensori assassini, amici per modo di dire, parenti, ex mogli, e via così. Domani assumerà un altro nome solo per mimetizzarsi più pericolosamente. Chi cade in quella tenaglia si accorge presto che il suo presunto diritto alla giustizia è uno strumento che gli hanno svuotato, reso inservibile. Si accorge che verrà dimenticato ed escluso. E se insiste, respinto. Il suo diritto è un’arma scarica. Capisce in fretta che gli resta solo il tempo per rassegnarsi e accettare i segni sulla pelle e il dolore lacerante delle torture.
Angelo Pisani

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