Le aree protette in Campania
Sono distinte in parchi e riserve dove la natura è protetta e tutelata

Brunella Mercadante
L’immagine ambientale della Campania più rappresentata è purtroppo quella dei disastri, dell’inquinamento, del dissesto idrogeologico.
Non bisogna dimenticare, però, che la Campania è la anche la regione in cui le aree naturali protette occupano più del 25% dell’intera superficie e sul territorio insistono moltissimi siti, di cui 2 parchi nazionali, 9 parchi regionali, 5 riserve naturali statali, 4 riserve naturali regionali, 6 aree naturali marine e tante altre tipologie come le oasi naturali, le zone di ripopola- mento e cattura, i centri pubblici di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale e ancora i SIC – siti di importanza comunitaria – e le ZPS – zone di protezione speciale -.
Un incredibile patrimonio naturalistico, dove tutelare quella biodiversità naturale che è alla base anche di una produzione agricola integra e sana, e che rappresenta un immensa risorsa oltre che naturalistica anche culturale, turistica, archeologica ed in definitiva economica, che può e deve essere il motore per la riqualificazione e la valorizzazione ambientale. La pluralità di emergenze naturalistiche e paesaggistiche presenti nell’ambito delle aree protette le rendono, tra l’altro, un punto di riferimento per le politiche di tutela ambientale e di promozione dello sviluppo sostenibile attuabili. Le aree protette, alla luce anche delle disposizioni normative nazionali e delle linee di principio dell’Unione Europea, contenute nel V Programma di azione ambientale, rappresentano in effetti i luoghi ottimali in cui si possono attuare le politiche di conservazione del territorio e di pianificazione, con possibilità di coniugare le esigenze di sviluppo con quelle della conservazione per una armoniosa e duratura convivenza.
L’importanza delle aree pro- tette acquista ancora maggiore rilevanza se si tiene poi conto di alcuni dati e caratteristiche della Campania: è tra le regioni più abitate d’Italia, con altissimi squilibri nella distribuzione degli abitanti sul territorio, i comuni più popolosi non sono i più estesi per superficie (la provincia di Na- poli è la più densamente popolata e il comune di Giugliano la città non capoluogo più popolata d’Italia); si registra l’indice di natalità più alto d’Italia e la più alta percentuale di giovani (e fortunatamente anche il più basso tasso di suicidi); il territorio è ampiamente antropizzato e urbanizzato e ha soppiantato per buona parte quello agro – silvo – pastorale. In tale prospettiva le aree protette, siano esse parchi o riserve, sono stati istituiti proprio per fornire tutela a zone dove l’impatto antropico stava gradualmente avanzando generando effetti deva- stanti su ambienti preziosi e delicati, a cui era necessario assicurare integrità, con la possibilità poi di attivare iniziative per ripristinare equilibri compromessi, favorire la ripresa di processi naturali, educare i residenti e i fruitori di queste risorse ad un rapporto “sostenibile” con l’ambiente naturale. Le aree protette distinte in Parchi che, secondo la definizione legislativa, comprendono aree che costituiscono un sistema omogeneo individuato dagli assetti dei luoghi, dai valori paesaggistici ed artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali, o in Riserve costituite da un ambiente omogeneo e di dimensioni più ridotte, rappresentano senz’altro luoghi dove la natura può essere meglio conservata.

Articolo ARPA Campania – Pubblicato sul Quindicinale di Informazione Ambientale Online – 30 Novembre 2015 – Anno XI N.22

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