Le condizioni alle quali gli Stati permettono la macellazione rituale riguardano la notifica o la richiesta di un permesso, i requisiti dei sacrificatori rituali, i luoghi in cui la macellazione rituale può essere praticata, il ruolo del veterinario ufficiale, le modalità di immobilizzazione degli animali, le caratteristiche dei coltelli e le tecniche

dello sgozzamento.

In Italia, i proprietari dei macelli, in cui s’intende praticare la macellazione rituale, devono notificare all’autorità veterinaria competente per territorio di essere in possesso dei requisiti prescritti.

I due principali requisiti richiesti ai sacrificatori rituali riguardano rispettivamente il possesso di una licenza, che provi la loro competenza e l’approvazione o l’autorizzazione da parte della rispettiva comunità religiosa.

In un caso, la ratio della norma consiste nell’interesse dello Stato ad assicurare che le persone incaricate di compiere questa pratica ne abbiano la capacità e l’esperienza,

la quale è certificata da una licenza rilasciata dalle competenti autorità civili. Nell’altro caso, invece, si intende sottolineare il collegamento con la confessione alla quale è stato riconosciuto il diritto di compiere la macellazione rituale e in nome della quale essa è eseguita.

Il sacrificatore rituale deve avere una formazione speciale, rispetto a quella acquisita da coloro che effettuano la macellazione convenzionale. La sua competenza è verificata da un esame di teoria ed uno di pratica, e certificata da una licenza.

di Mosè Alise

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