Il Talmud prescrive il divieto di cibarsi di pietanze preparate con carne e pesce assieme, anche tra i loro derivati: questa Halakhah (regola), trova un significato nella prevenzione di eventuale pericoli per la salute, quindi non soltanto nella distinzione tra animali kasher e non kasher.

Per questa proibizione non è prevista nell’assunzione tra un cibo e l’altro, ma, eventualmente, il risciacquo di bocca e mani con acqua tra i due momenti.

La Torà in ben tre passi raccomanda di non cuocere “il capretto nel latte di sua madre”.

Partendo da questa norma, la tradizione rabbinica ha proibito il miscuglio, il cucinare carne e latte insieme. E’ vietato nello stesso pasto cucinare il latte (o dei suoi derivati ad esempio il burro) con carne di qualunque animale sia quadrupedi (es. carne di manzo) che volatili (es. carne di pollo).

Per rispettare tale norma, un ebreo osservante avrà quindi necessariamente due servizi di piatti per la carne (in ebraico: besarì, da basar, carne) e piatti diversi per il latte, latticini (halavì, da halav, latte); lo stesso per pentole e posate.

La Torah proibisce agli Ebrei il consumo di sangue in qualsiasi forma, è permesso soltanto quello dei pesci casher.

Il sangue è proibito, sia per un fattore igienico e sanitario e perché ritualmente inteso come parte dell’essere vivente, come scritto nel Pentateuco: “é nel sangue la vita…

Vige inoltre il divieto di consumare alcune parti di grasso per motivi religiosi, in quanto un tempo queste parti erano riservate al servizio dei sacrifici nel santuario a Gerusalemme. Con il divieto di mangiare il nervo sciatico: si vuole in questo modo ricordare l’episodio biblico di Giacobbe che uscì azzoppato dalla lotta con l’angelo. Dopo questo evento Giacobbe fu chiamato Israele, ovvero “colui che lotta con Dio”.

di Mosè Alise

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