Il termine KOSHER racchiude in sé l’insieme delle regole religiose che dominano la nutrizione del popolo ebraico osservante, regole queste molto rigide.

Le grandi aziende che aspirano a vendere i propri prodotti trovano nella certificazione kosher un ottimo strumento, in quanto si tratta di un marchio di fiducia che avvicina a sé anche le persone più diffidenti.

Se qualcuno sta pensando che il cibo Kosher interessi poche e ristrette realtà, si sbaglia di grosso. Tale certificazione è ormai riconosciuta nei 5 continenti con circa 7000 aziende che offrono oltre 40.000 prodotti alimentari. Il fenomeno è così in ascesa che, solamene negli Stati Uniti, la metà del cibo venduto è KOSHER, stiamo parlando di un mercato spaventoso: oltre 150 miliardi di dollari ogni anno. Uno studio della Cornwell University attesta che il 40% di tutti i cibi in circolazione sono, appunto KOSHER. Questo tipo di marchio, oltre a riguardare il popolo ebraico, in particolare si rivolge a chi soffre di intolleranze alimentari.

Diamo ora uno sguardo all’approccio Italiano nei confronti di tutto ciò; molti sono i brand che decidono ogni giorno di avvalersi di questo marchio , tra i quali ad esempio: Ferrarelle, Barilla, Nutella, Mulino Bianco e ancora tanti altri…sicuramente leggendo questi nomi ci siamo sentiti rassicurati perché sono prodotti che ogni giorno vediamo sulle nostre tavole. È proprio questo il punto non è solo una questione di nome o di marchi o di certificazioni ma tutto ciò è frutto di un lungo lavoro svolto per assicurare garanzia e affidabilità in maniera continuativa attraverso una solida cooperazione tra Italia e Israele.

A questo punto mi preme constatare che a tal proposito è nata proprio un’associazione studiata appositamente per promuovere i rapporti economici-commerciali tra l’Italia e i paesi del mediterraneo, in particolare con l’Israele. Si tratta di un fenomeno in rapida diffusione che, però, come dicevo all’inizio racchiude regole molto fiscali: la certificazione Kosher non ha valore legale per l’importazione di prodotti alimentari in Israele, tuttavia però i prodotti non Kosher hanno un mercato notevolmente inferiore, proprio per questo la maggior parte dei supermercati e hotel si rifiutano categoricamente di adottarli. L’importanza della certificazione sta proprio nella difficoltà che i produttori dei prodotti Kosher hanno nel soddisfare la supervisione Rabbinica Israeliana e, nel dimostrare che tutti gli ingredienti e i processi sono KOSHER.A tal proposito è doveroso specificare che solo il Gran Rabbinato di Israele è autorizzato ad approvare un prodotto per il consumo Kosher in Israele. I prodotti made in Italy , però godono di un vantaggio molto particolare, in quanto la certificazione rilasciata da molti rabbini italiani, è riconosciuta dal Rabbinato Capo Israeliano.

Regole molto dure anche per quanto riguarda l’etichettatura, l’imballaggio e il riciclaggio che, per avere il massimo dell’efficienza devono essere osservate e rispettate alla perfezione.

Il governo Israeliano inoltre richiede che i prodotti alimentari siano registrati presso il ministero della salute prima di poter essere venduti nel paese e, che sia presente l’etichettatura internazionale, che dire…ogni singola cosa che mangiamo durante le nostre giornate ha dietro di sé un lungo percorso che noi a volte ignoriamo, ma che invece sarebbe bene conoscere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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