21 Luglio 2020

Un errore non rinviare le scadenze fiscali

L’atteso rinvio a fine settembre delle scadenze fiscali sembra essere definitivamente sfumato. Le esigenze di bilancio vengono infatti prima di tutto e la drammatica ed eccezionale situazione nella quale versano le imprese e i professionisti a causa dell’emergenza epidemiologica (che, va ricordato, è tuttora in corso) non è idonea a derogare questo principio.

Si può riassumere così la posizione del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Sottosegretario Villarosa, Interrogazione 5-04363 del 15 luglio 2020) che ha espresso il proprio parere su un tema centrale che, da settimane, alimenta (comprensibilmente) il dibattito pubblico.

Ma cosa è andato storto?

Si ricorda che la decretazione emergenziale (i vari Decreti “Cura-Italia”, “Liquidità” e “Rilancio) ha, effettivamente, previsto, tempo per tempo, numerose proroghe che hanno interessato, tanto per fare qualche esempio, il fronte dei versamenti delle cartelle di pagamento, quello di alcuni versamenti mensili (per coloro che soddisfacevano determinati requisiti dimensionali o di riduzione del fatturato). È stata altresì disposta una breve ma generalizzata sospensione degli adempimenti fiscali nonché, meritoriamente, la cancellazione del versamento del saldo IRAP 2019 e dell’acconto IRAP 2020 per taluni contribuenti.

A questi primi (ma doverosi) interventi è seguita la decisione del MEF di prorogare per i contribuenti ISA e forfetari le scadenze delle imposte sui redditi e dell’IVA dal 30 giugno 2020 al 20 luglio La decisione era stata anticipata dal “comunicato legge” del 22 giugno 2020 e poi resa ufficiale dal d.P.C.M. pubblicato sulla G.U. del 29 giugno 2020.

Nonostante il decreto in oggetto avesse stabilito solo una breve proroga, ci si attendeva, a stretto giro, un altro provvedimento che rendesse ufficiale quello che per tutti era assolutamente necessario: l’ulteriore rinvio delle scadenze fiscali a fine settembre.

Sul punto si ricorda che con un ordine del giorno accolto in sede di conversione del “Decreto Rilancio”, il Governo era già stato impegnato a cancellare le sanzioni e gli interessi per i contribuenti che avessero effettuato i versamenti al 30 settembre. D’altronde, lo scenario economico e finanziario nazionale, come suggeriscono i primi studi, è interessato da una enorme contrazione di interi settori: turismo, auto, moda, cinema, trasporti, solo per fare qualche esempio. Queste considerazioni avevano alimentato la convinzione che qualcosa sarebbe stato fatto per dare una boccata di ossigeno alle imprese e ai professionisti che le assistono.

Non va infatti dimenticato che il veicolo “operativo” della – vasta, complessa e spesso confusa e poco razionale – attuazione della normativa emergenziale è da ricercare nei professionisti. Dottori commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati ed altri professionisti hanno profuso un impegno enorme nello studio e nell’applicazione di norme tutt’altro che agevoli, affiancando costantemente le imprese ed autonomi nella percezione di indennità, ammortizzatori sociali, finanziamenti e altri aiuti di ogni tipo. Questo impegno straordinario (unito alle limitazioni del lavoro dovute all’emergenza) ha necessariamente sottratto tempo ai professionisti nell’effettuazione degli adempimenti ordinari (a loro volta interessati da numerose modifiche), comportando inevitabili ritardi nell’attività di determinazione delle imposte ordinarie. Professionisti che – è bene ricordarlo – sono stati esclusi peraltro dai contributi a fondo perduto e che, allo stato, hanno ricevuto indennità quasi dimezzate rispetto ad altre categorie di lavoratori autonomi e che ciononostante sono stati e sono a tempo pieno al servizio delle imprese e, in ultima analisi, dello Stato.

Superfluo, poi, ricordare che lo scorso anno (in un momento ben meno drammatico di quello attuale) la proroga a settembre dei versamenti c’è stata e, dunque, non si tratterebbe affatto di un evento unico.

In definitiva, il mancato rinvio delle scadenze di giugno è un grave errore per almeno due ragioni: danneggia le imprese (già così colpite duramente dalla crisi ed incapaci, allo stato, di far fronte ai versamenti) e i professionisti che li assistono che, una volta di più, sono consapevoli di essere del tutto esclusi nelle scelte di governo.

In ogni caso, il MEF sembra voler ignorare tutte queste ragioni per il rinvio aggrappandosi all’esigenza di far tornare i conti pubblici. Nel question time della scorsa settimana, infatti, il MEF ha affermato che “L’ulteriore proroga inciderebbe sulla previsione delle imposte autoliquidate della nota di aggiornamento al Def che, come noto, deve essere presentata al Parlamento entro la fine del mese di settembre». Inoltre, il flusso di cassa del quale si chiede la sospensione corrisponde secondo le previsioni del MEF a circa 8,4 miliardi: circostanza che, in un momento di grave deficit dei conti pubblici, non renderebbe neanche sostenibile la proroga sotto il profilo finanziario.

Da notizie apparse sulla stampa, si apprende che ora sarebbe stato investito della questione direttamente il Ministro Gualtieri. Se così fosse, al Ministro sia consentito solo ricordare uno stralcio contenuto nell’Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2020-2022, pubblicato solo qualche giorno fa e sottoscritto dallo stesso MEF. “La pandemia causata dal COVID-19, oltre a comportare gravi conseguenze economiche e sociali”, si legge nell’Atto, “ha determinato una caduta nell’attività economica senza precedenti dal dopoguerra, e la possibilità di ripresa appare condizionata anche dalla puntuale attuazione delle numerose misure di natura fiscale ed economica adottate dal Governo per ridurre i rischi dovuti alla pandemia”.

E allora se è vero che momenti eccezionali di questa portata richiedono misure eccezionali, il rinvio delle scadenze è solo un piccolo ma necessario tassello per alimentare la speranza per le imprese di ricominciare e per i professionisti di tornare ad essere ascoltati (dopo le numerose ingiustizie provocate nei confronti di quest’ultimi dalla normativa emergenziale). Si auspica che il Ministro colga questa rara ma – considerato il momento – importantissima opportunità.

 Vincenzo Morelli, Segretario Nazionale FILP CISAL. 

 

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