15 Febbraio 2026

Marchi Maradona, stop della giustizia argentina: vittoria degli eredi. Pisani : “Giustizia per Diego, la sua memoria non è un affare”

Redazione 

Una decisione destinata a segnare un passaggio chiave nella complessa vicenda giudiziaria legata ai diritti sul nome e sull’immagine di Diego Armando Maradona.

L’Eccellentissima Camera Nazionale in materia Criminale e Correzionale della Repubblica Argentina, nell’ambito del procedimento n. 11.155/2021 per truffa e amministrazione fraudolenta, ha disposto il divieto di innovare e contrattare sui marchi, sul nome e sull’immagine del campione registrati a nome della società Sattvica S.A., imponendo agli imputati l’obbligo di astenersi da qualsiasi utilizzo e negoziazione connessa.

La nostra redazione ha raggiunto l’avvocato Angelo Pisani, storico difensore legale del campione argentino in Italia, per un commento sulla sentenza.

Avvocato Pisani, che valore attribuisce a questa decisione?

«Accolgo con profonda soddisfazione la decisione della Camera Nazionale argentina. È un primo, importante passo di giustizia a tutela degli eredi e, soprattutto, della memoria di Diego. Parliamo di un provvedimento che segna un punto fermo in una vicenda lunga e complessa, che negli ultimi anni ha sollevato interrogativi rilevanti sulla gestione del suo patrimonio economico e simbolico».

Il provvedimento blocca l’utilizzo commerciale dei marchi legati al nome Maradona. Che significato ha sul piano etico?

«Ha un significato enorme. Diego non è un marchio, è patrimonio dell’umanità sportiva. Va onorato e rispettato sine die. Parlo non solo come avvocato, ma come suo amico e storico difensore. La sua immagine non può essere ridotta a un’operazione commerciale o a una mera licenza da sfruttare».

Al centro della controversia vi è la società Sattvica S.A., costituita nel 2015 per la gestione dei diritti del brand “Diego Armando Maradona”. Come legge oggi quella fase?

«Secondo quanto ricostruito anche nel mio libro di prossima uscita, “Diego c’è!”, l’affidamento dei diritti avvenne in una fase particolarmente delicata della vita di Diego. È un elemento che oggi assume rilievo nell’ambito delle indagini. La decisione dei giudici argentini, bloccando qualsiasi utilizzo commerciale dei marchi, rappresenta una tutela necessaria in attesa degli sviluppi processuali».

Lei ha parlato anche di un rammarico personale.

«Sì. Il mio rammarico è che la distanza tra Napoli e l’Argentina non mi ha permesso di seguire personalmente la vicenda prima della morte di Diego. Ci sentivamo, lo consigliavo, ma non ho potuto fare molto. È una ferita che resta sul piano umano, oltre che professionale».

La vicenda dei diritti si intreccia con il processo sulla morte del campione, che dal 17 marzo vedrà otto imputati davanti al Tribunale penale di San Isidro. A che punto siamo?

«Oggi salutiamo una vittoria degli eredi contro presunte gestioni fraudolente dei diritti. Ma la giustizia non è finita. Attendiamo ancora la piena verità sulle responsabilità della prematura morte di Diego, le decisioni definitive della giustizia argentina e il completamento dei percorsi giudiziari anche in Italia. Il cammino è ancora lungo».

Cosa sente di dire oggi agli eredi e ai tifosi?

«Ai figli di Diego va il mio rispetto. Alla sua memoria, la mia fedeltà. Alla giustizia, la mia determinazione.
Diego è stato grande nel calcio, ma ancora più grande nel cuore della gente. E la sua eredità non può essere sequestrata dall’avidità».

La sentenza restituisce non solo il rilievo giuridico della decisione argentina, ma anche la dimensione etica e simbolica di una vicenda che riporta al centro il tema della tutela della memoria e dell’eredità morale di uno dei più grandi protagonisti della storia del calcio mondiale.

 

Non ci sono commenti.