di Mario Mansueto
I dati ufficiali del Rapporto Sport 2025 tracciano un quadro chiaro e preoccupante delle condizioni di lavoro nello sport dilettantistico italiano. In Italia oltre 470.000 persone operano nel settore, ma quasi la metà percepisce meno di 5.000 euro l’anno, una soglia che rende evidente la fragilità economica di chi garantisce quotidianamente il funzionamento dello sport di base.
A commentare i dati è Alessandro Londi, presidente della Federazione Italiana Imprenditori Sportivi (FIIS), che sottolinea come il sistema sportivo continui a reggersi su forme di lavoro povero e instabile:
«Si entra nello sport per passione, ma troppo spesso non si riesce a costruire un lavoro dignitoso. Il dato più allarmante è che lo sport di base, che rappresenta un presidio sociale fondamentale per il Paese, continua a scaricare i propri costi su chi ci lavora».
Secondo il Rapporto, il lavoro sportivo dilettantistico è svolto in larga parte da giovani, con una marcata penalizzazione delle donne, sia in termini di reddito sia di continuità occupazionale. Una situazione che evidenzia non solo una fragilità economica, ma anche un problema strutturale di equità e riconoscimento professionale.
«Se lo sport viene giustamente considerato un bene sociale – prosegue Londi – non può continuare a fondarsi su precarietà e compensi simbolici. Servono politiche che riconoscano il valore reale del lavoro sportivo, a partire da chi opera negli impianti e nelle associazioni di base».
Con la pubblicazione dei dati ufficiali, per la FIIS il tempo delle analisi è concluso. «Ora che i numeri sono pubblici e certificati – conclude Londi – servono scelte politiche chiare e coraggiose, capaci di trasformare la passione in lavoro tutelato e sostenibile. Senza questo passaggio, il sistema sportivo rischia di non reggere nel medio periodo».

