di Mario Mansueto

La “scarpetta contemporanea” non è soltanto un’idea curiosa o una trovata culinaria destinata a stupire: è la sintesi più autentica della filosofia che anima l’intero progetto di Vincenzo Capuano, tra i volti di punta della nuova generazione di pizzaioli italiani. In quel cornicione alto, soffice e armoniosamente strutturato, Capuano ha condensato anni di sperimentazioni, di studio maniacale dell’impasto, di rinunce e di notti trascorse a interrogare la tradizione per trasformarla senza snaturarla.
L’intuizione nasce da un principio semplice ma tutt’altro che scontato: l’innovazione deve camminare insieme alla memoria, senza mai tradire le radici da cui proviene. Ed è proprio da questo equilibrio sottile che prende forma la sua margherita “pensata per fare la scarpetta”. Un’idea capace di recuperare un gesto antico e istintivo – quello di raccogliere gli ultimi bocconi di sugo con il pane, o con il cornicione stesso – elevandolo a rituale gastronomico e trasformandolo in un segno distintivo del brand Capuano.
Un gesto antico reso esperienza contemporanea
La scarpetta, nella cultura napoletana, è molto più di una consuetudine domestica: è un gesto di intimità, di famiglia, di convivialità. Capuano la ripropone in chiave nuova, non come ornamento scenico o operazione di marketing, ma come esperienza sensoriale completa. Il suo cornicione non è un semplice bordo da lasciare nel piatto: è un elemento progettato con cura per essere protagonista.
La struttura soffice, l’alveolatura calibrata, il profumo che sprigiona la lunga fermentazione e la texture che rimanda ai pani della tradizione diventano strumenti per restituire una memoria collettiva sotto forma di contemporaneità. Ogni parte della pizza è pensata per dialogare con le altre: l’acidità del pomodoro, la dolcezza del fiordilatte, l’equilibrio degli oli, le cotture millimetriche. Tutto è studiato per fare in modo che quel gesto finale – la scarpetta – sia naturale, spontaneo, quasi inevitabile.
“In quel cornicione c’è tutta la mia vita,” racconta Vincenzo Capuano. “È il simbolo delle mie esperienze, del mio percorso e del sogno di portare la mia idea di pizza in giro per il mondo. La scarpetta è un gesto che parla di casa, di famiglia, di verità. Ho voluto trasformarlo in un rituale contemporaneo.”
Parole che non hanno solo un valore poetico, ma che rappresentano la chiave per comprendere la visione che guida il lavoro di Capuano: raccontare attraverso la pizza una storia personale e collettiva, fatta di continuità con il passato e slancio verso il futuro. La sua interpretazione della margherita – piatto simbolo della città e patrimonio condiviso – diventa così un manifesto del nuovo modo di intendere il mestiere di pizzaiolo: un artigiano che è anche narratore, ricercatore, ambasciatore del gusto.
Negli ultimi anni Vincenzo Capuano si è affermato come uno dei protagonisti più influenti della nuova scena pizzaiola italiana. Il suo approccio, rigoroso e allo stesso tempo creativo, gli ha permesso di sviluppare uno stile riconoscibile, in cui le tecniche moderne non cancellano la tradizione ma la potenziano. L’impasto diventa un terreno di sperimentazione controllata; la margherita si trasforma in un laboratorio di equilibri; la pizzeria diventa un luogo in cui l’esperienza del cliente è centrale quanto la qualità della materia prima.
La scarpetta contemporanea rappresenta, in questo senso, la sintesi perfetta della sua filosofia: un gesto del passato che diventa simbolo del presente e promessa per il futuro.
Con questa visione, Vincenzo Capuano conferma non solo la sua identità, ma anche il suo contributo alla continua evoluzione del mondo della pizza, portando nel panorama internazionale un’idea di napoletanità fedele alla tradizione ma capace di parlare un linguaggio moderno, emozionale e universale.

