8 Giugno 2025

“L’altra violenza” di Angelo Pisani – Una voce libera oltre ogni barriera

Nel panorama editoriale italiano, raramente un’opera riesce a coniugare rigore scientifico, profondità umana e impegno sociale con la forza dirompente di un grido necessario. “L’altra violenza” di Angelo Pisani è uno di questi rari testi. Non un semplice libro, ma una vera e propria chiamata alla consapevolezza su una realtà complessa, spesso taciuta o banalizzata.

Pisani non si limita a descrivere la violenza in termini convenzionali, ma ne esplora i molteplici volti, evidenziando come essa sia un fenomeno stratificato, intrecciato con fattori culturali, sociali, istituzionali e psicologici. Attraverso un approccio multidisciplinare, l’autore intreccia neuroscienze, filosofia, letteratura e testimonianze dirette, costruendo un discorso che rompe le narrazioni semplicistiche per fare emergere realtà difficili: uomini vittime, donne carnefici, famiglie spezzate, istituzioni fragili.

L’opera si distingue anche per la sua inclusività: coinvolge esperti, operatori sociali, vittime di ogni genere, uomini, donne, bambini. Nessuna voce viene trascurata, perché la violenza non è un fenomeno univoco e ha bisogno di un ascolto pluralista e senza pregiudizi.

Angelo Pisani, da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani, utilizza questo libro come strumento di denuncia ma anche di speranza, invitando il lettore a guardare oltre gli stereotipi, a riconoscere le molteplici forme di violenza e a farsi parte attiva del cambiamento.

 

“L’altra violenza” non è solo un libro da leggere, ma da diffondere, discutere e far conoscere. Perché la trasformazione sociale parte dalla consapevolezza.

 

Cosa l’ha spinta a scrivere un libro su una tematica così complessa e delicata come quella della violenza “altro” rispetto alle narrazioni più comuni?

La spinta è venuta dalla mia esperienza diretta e dal bisogno di dare voce a realtà troppo spesso ignorate o banalizzate. La violenza non è solo quella fisica, visibile, ma anche quella invisibile, psicologica, sistemica, che coinvolge corpi e menti. Volevo rompere il silenzio su questi aspetti, far emergere le storie di chi è vittima in modi meno riconosciuti e far riflettere su quanto le categorie tradizionali siano insufficienti.

 

Nel suo libro utilizza un approccio multidisciplinare che coinvolge neuroscienze, filosofia e letteratura. Come è nato questo metodo e che ruolo svolge ciascuna disciplina nella comprensione della violenza?

 

Credo che per comprendere la violenza nella sua complessità non si possa restare chiusi in una sola disciplina. Le neuroscienze aiutano a capire i meccanismi del dolore e della sofferenza, la filosofia offre strumenti per riflettere sulle strutture di potere e sulle dinamiche sociali, mentre la letteratura permette di entrare nell’esperienza emotiva delle persone, costruendo empatia. Solo unendo queste prospettive si può avere una visione completa.

 

 

Lei parla di uomini vittime e donne carnefici, un tema spesso trascurato o controverso. Qual è il messaggio più importante che vuole trasmettere su questo aspetto?

 

Il messaggio è semplice: la violenza non ha un genere unico. Non si può ridurre la complessità delle dinamiche violente a schemi predefiniti. Riconoscere uomini vittime o donne carnefici non significa negare la realtà delle violenze di genere, ma ampliare lo sguardo per tutelare tutte le vittime e comprendere meglio i fenomeni.

 

Quanto conta, secondo lei, la cultura e l’immaginazione nella lotta contro la violenza? Quali sono gli strumenti più efficaci che la società può adottare?

 

La cultura è il terreno su cui si coltivano empatia, consapevolezza e capacità critica. L’immaginazione ci permette di vedere oltre i nostri pregiudizi e schemi. Strumenti efficaci sono l’educazione fin dalla giovane età, la promozione di una narrazione pluralista, e l’accesso a esperienze artistiche e letterarie che aprono la mente.

 

 Quali reazioni ha raccolto finora da parte di operatori sociali, vittime o istituzioni? Crede che il suo libro possa contribuire a un cambiamento concreto nelle politiche di tutela?

 

Le reazioni sono state molto positive, soprattutto dagli operatori sociali che riconoscono nel libro uno strumento utile per affrontare casi complessi. Alcune vittime hanno trovato conforto nell’essere raccontate con dignità. Per le istituzioni, il percorso è più lento, ma spero che questo testo possa aprire nuovi spazi di dialogo e di intervento.

 

Come vede il ruolo della sensibilizzazione attraverso libri come il suo in un’epoca dominata da comunicazione veloce e superficialità?

Credo che proprio per questo motivo sia fondamentale. In un’epoca di informazioni rapide e spesso frammentate, un libro approfondito rappresenta un’oasi di riflessione. È uno strumento per rallentare, per pensare, per capire davvero. La sfida è far arrivare questi contenuti a un pubblico ampio, e per questo la divulgazione e la discussione pubblica sono fondamentali.

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