22 Settembre 2026

Milano, la moda cambia pelle: cosa ci insegna la Fashion Week sull’immagine personale

di Arianna Petillo, consulente d’immagine

Ogni anno, a settembre, Milano smette di essere solo una città e diventa un palcoscenico. Dal 22 al 28 settembre va in scena la Milano Fashion Week dedicata alle collezioni femminili per la primavera-estate 2027, con 203 appuntamenti tra 61 sfilate, 88 presentazioni e 54 eventi. Numeri importanti, ma a me interessa soprattutto un’altra cosa: il messaggio che le passerelle mandano a chi, ogni mattina, apre l’armadio e deve decidere chi vuole essere.

Il primo segnale arriva già dall’apertura. Per la prima volta sarà Prada a inaugurare la kermesse, con la sfilata donna di martedì pomeriggio, mentre a chiudere sarà Giorgio Armani domenica 27 settembre. Due visioni diverse dell’eleganza, una intellettuale e spiazzante, l’altra fatta di rigore e misura, che incorniciano la settimana. È una lezione preziosa anche per chi non sfila: non esiste un solo modo di essere eleganti, esiste il modo coerente con la propria identità.

Il tema che più mi appassiona, quest’anno, è quello dei cambi di guardia. Venerdì 25 Moschino presenterà la prima collezione firmata da Loris Messina e Simone Rizzo, fondatori di Sunnei, nominati alla guida del marchio nel giugno 2026. Una nuova generazione si confronta con un patrimonio estetico molto riconoscibile, e la domanda è come ereditare una storia senza restarne prigionieri. È esattamente la domanda che mi pongono molte clienti: come rinnovo la mia immagine senza tradire chi sono? La risposta, in moda come nello stile personale, è la stessa: si parte dai propri codici e li si reinterpreta, non li si cancella.

C’è poi un aspetto che spesso dimentichiamo: la moda parla anche attraverso i luoghi. Una sfilata in uno spazio industriale non comunica come una in un salone storico, e scegliere il Quadrilatero o spingersi verso Bovisa cambia il tono di uno show. Lo stesso vale per noi. Un abito non è mai giusto in assoluto: è giusto per un contesto, un ruolo, un messaggio. Vestirsi bene significa, prima di tutto, saper leggere l’occasione.

Infine, uno sguardo alla realtà economica, che non va ignorata. La Camera Nazionale della Moda Italiana stima per il 2026 un fatturato del settore intorno a 91,4 miliardi di euro, in calo dell’1,6% rispetto al 2025, in un contesto di consumi più selettivi. Eppure Milano continua ad attrarre maison, buyer e pubblico. Leggo in questo dato un invito che rivolgo sempre a chi mi segue: comprare meno, scegliere meglio. Un guardaroba costruito con intenzione vale più di mille acquisti d’impulso dettati dall’ultima tendenza.

Nei prossimi giorni guarderò le passerelle con curiosità, ma anche con l’occhio di chi deve tradurle nella vita quotidiana. Perché le tendenze passano, mentre la consapevolezza di sé, quella, resta il capo più elegante che possiamo indossare.

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