8 Maggio 2026

Diffusione illecita di video privati: la Polizia Postale identifica di utenti coinvolti nel caso Stefano De Martino

Redazione

Nuovo sviluppo nel caso relativo alla diffusione online del video privato sottratto a Stefano De Martino.

Gli Avvocati Sergio Pisani e Angelo Pisani hanno espresso “piena soddisfazione” per l’attività investigativa svolta dalla Polizia Postale, che avrebbe consentito di identificare migliaia di soggetti ritenuti coinvolti nella circolazione non autorizzata del materiale.

Secondo quanto riferito dai legali, le attività investigative avrebbero permesso di ricostruire una vasta rete di inoltri e condivisioni del contenuto privato attraverso piattaforme digitali, chat e social network. Un fenomeno che, evidenziano gli avvocati, rappresenta una grave lesione della privacy e della dignità personale delle persone coinvolte.

“Anche il semplice inoltro di materiale intimo diffuso senza consenso costituisce una gravissima violazione della legge e della dignità delle persone coinvolte”, dichiarano gli Avvocati Pisani nel comunicato diffuso alla stampa.

I legali annunciano inoltre l’avvio di azioni civili risarcitorie nei confronti di tutti i soggetti identificati, con richieste economiche considerate particolarmente rilevanti per ogni singola condotta illecita. L’obiettivo dichiarato è anche quello di ottenere la cessazione definitiva della diffusione del video online.

La vicenda richiama ancora una volta l’attenzione sul tema della diffusione non consensuale di contenuti intimi, fenomeno che negli ultimi anni ha assunto proporzioni sempre più rilevanti nel panorama digitale italiano.

La normativa vigente prevede precise responsabilità sia penali sia civili per chi pubblica, condivide o inoltra materiale privato senza autorizzazione. Anche condotte apparentemente “passive”, come il semplice reinoltro in gruppi privati o chat, possono infatti integrare ipotesi di illecito perseguibile.

“La rete non può essere considerata una zona franca: ogni diffusione lascia tracce e comporta precise responsabilità civili e penali”, sottolineano ancora i legali.

Determinante, secondo quanto emerso, il lavoro investigativo della Polizia Postale, che attraverso attività di tracciamento digitale e analisi delle condivisioni avrebbe consentito di risalire ai profili coinvolti nella propagazione del materiale.

Il caso riapre il dibattito sulla tutela della privacy nell’era digitale e sull’importanza di un utilizzo responsabile degli strumenti di comunicazione online, soprattutto quando vengono coinvolti contenuti sensibili e dati personali.

Polizia Postale: Homepage

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