All’approssimarsi di ogni campagna elettorale si risvegliano sopite passioni, si riaprono antiche ferite; ovvero contro ogni sentimento, si celebrano i matrimoni politici più improbabili e raccapriccianti di qualsivoglia altra unione che possa trovare legittimità o meno nell’ordinamento giuridico.

L’idea di proporsi all’elettorato è la base della ricerca del consenso, ed ogni proposta avviene sulla prospettiva delle idee, sull’esame della credibilità politica del candidato (ovvero come si usa dire oggi : la sua agibilità politica), dei bisogni dei cittadini a cui si intende e si programma di dare risposte.

Questa idea della proposta politica basata sulle prospettive delle cose a farsi e non sulla veridicità e tangibilità delle cose fatte è purtroppo una degenerazione della campagna elettorale sviluppatasi dagli anni ’80 a seguire nel nostro paese. Ormai siamo giunti non più a programmare per il futuro prossimo ma quello delle prossime e non si sa quanto future generazioni. La scelta di questo modello di propaganda elettorale non pare sia dovuta alla conclamata assenza di problematiche attuali o di carenza di bisogni ovvero all’ottima gestione amministrativa.

Anche nell’antica Pompei si vivevano con partecipazione appassionata i momenti elettorali, lo comprovano le numerose iscrizioni ritrovate sulle mura delle abitazioni cittadine, che rappresentano oggi anche una guida all’interpretazione delle valutazioni dell’elettorato.

Tra le tante , numerosissime sono le iscrizioni a sostegno di Caio Cuspio Pansa

Dall’esame delle iscrizioni pare che avesse consolidato un forte consenso elettorale tra i pompeiani che apertamente si schieravano a suo sostegno. Cosa li spingeva a preferirlo a ogni altro? L’analisi delle iscrizioni ci testimonia che le qualità dei candidati venivano sintetizzate con delle sigle DRP (dignum rei publicae) VB (vir bonum) ma a Cuspio Pansa si attribuivano ulteriori qualità : (verecunde vivens ac sanctissimus) uomo riservato e santissimo.

Lo sostenevano pubblicamente gli orefici della città ma anche i devotissimi fedeli di Iside, presenti in Pompei numerosi ed influenti. Cuspio Pansa, diremmo oggi, metteva d’accordo il diavolo e l’acqua santa, riuscendo peraltro a restare indenne da  personali o ad essere coinvolto in commistioni scandalose della cosa pubblica, pur avendo gestito e realizzato, nella carica di edile, la ricostruzione post terremoto del 62, da qui l’attributo di sanctissimus!

Al confronto, guardare alle candidature odierne a guida delle attuali città evidenzia il poco pudore delle proposte candidature. Finita la passione ideologica, disillusi che i candidati siano altro che la arrogante e noiosa riproposta di nostalgici idilli, o di petulanti perdenti che mettono in bella mostra qualità non riconosciute, o ancora la permanenza di sciocchi premiati dalla abulia della partecipazione, non resta che restituire la iniziativa politica ai segretari politici, grandi assenti, cui spetterebbe il compito di individuare un candidato non necessariamente sanctissimus ma almeno DRP : degno di amministrare la cosa pubblica.

di Luciano Colella

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