La festa del lavoratore, una giornata che ha un grande significato e una storia che affonda le proprie radici nel passato.
Nasce con l’intento di ricordare l’impegno dei movimenti sindacali e gli obbiettivi sociali ed economici raggiunti dai lavoratori nelle varie battaglie.
Era un giorno in cui riposarsi e ricordare.
Oggi non è più così riposano in pochi per esigenze lavorative e si fa fatica a ricordare.
Nell’abito del lavoro tante cose sono cambiate. E’ cambiato soprattutto il mercato del lavoro ed i meccanismi che lo regolano. Oggi si parla di mercato globale, di relazioni tra il mercato finanziario e quello reale, di realtà digitale rapportata all’economia reale, nel frattempo però aumentano gli inoccupati e disoccupati, con tanti giovani che nemmeno cercano più un lavoro perché senza speranza.
Togliere ad una persona la speranza di trovare lavoro significa renderlo privo di ogni visione del futuro.
Chi ha un lavoro può definirsi una persona fortunata eppure il lavoro è un diritto.

Il lavoro è dignità! Lo ha ricordato in diverse circostanze anche papa Francesco.

Alla storica mancanza di lavoro, bisogna aggiunge la disoccupazione causata dalla disastrosa situazione sanitaria ed economica generata dalla pandemia.
E’ forse arrivato il momento di ridefinire il 1 maggio.
In considerazione dell’attuale situazione del lavoro in Italia e non solo, occorre dare a questa Festa un’impronta di inclusione, trasformiamo questo ricorrenza nella Giornata italiana della forza produttiva.
Così nessuna persona in grado di contribuire alla crescita del paese si sentirà esclusa e chi sa mai che possa tornare la speranza.

Salvatore Augusto

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