Il Consiglio di Stato pochi giorni fa, ha emesso la sentenza inerente la qualità delle prestazioni professionali, sostenendo che quest’ultima non dipende dall’adeguatezza del compenso al decoro professionale.
Il Consiglio di Stato ha definitivamente tolto agli Ordini professionali ogni possibilità di questionare sulle tariffe applicate dagli iscritti sostenendo la violazione della corretta condotta deontologica, mettendo quindi gli Ordini da parte, sottolineando che il consumatore ha specifici rimedi civilistici per tutelarsi e la qualità della prestazione non può essere verificata dall’Ordine attraverso il parametro del decoro.
Dopo la Legge Bersani, che ha abrogato i minimi tariffari, l’Antitrust era più volte intervenuta sostenendo l’inammissibilità di una loro reintroduzione attraverso il parametro deontologico, sostenendo che non si possono fissare paletti alle liberalizzazioni e considerando indecorose o contrarie alla dignità professionali offerte troppo basse.
Venuto meno il «decoro» rimangono i generici divieti di concorrenza sleale (articolo 2598 del Codice civile), di pratiche commerciali scorrette (articolo 27 del Codice del consumo, Dlgs 206/2005) e di offerte basse in modo anomalo (Codice dei contratti pubblici, Dlgs 163/2006).
Almeno il decoro personale, sempre a discrezione della singola persona, è salvo.
di Mosè Alise
Print Friendly, PDF & Email